Articoli marcati con tag ‘web’

Novità da Ad Store: Abbiamo vinto due premi. Anzi, tre!

venerdì, 19 ottobre 2012

Eccoci qui, sul palco degli NC Digital Awards, dove una “signora giuria” ha selezionato e premiato le migliori creatività e strategie di campagne digitali dell’anno. E indovinate un po’? Abbiamo vinto 2 primi premi, uno per la campagna  Taft “Style and Ride” per Henkel (guarda la case history) ed uno per la campagna Pantofolart (guarda la case history) per inblu. Non solo, abbiamo anche raggiunto il terzo posto nella classifica come miglior agenzia digital dell’anno!
Siamo molto orgogliosi di questi risultati: il team digital e multimedia di Ad Store e Binario ci sta dando davvero tante soddisfazioni! Grazie a loro e grazie a tutti noi, grazie ai nostri clienti che ogni giorno credono in noi e oggi in particolare grazie agli amici di inblu e di  Henkel Italia, con cui condividiamo questi due successi.
Infine, un grazie speciale va anche a chi ci ha aiutato a realizzare i due progetti vincenti: Winning, Promosfera e E-project per le piattaforme web, Tapeless per la produzione video e Vidiemme per le applicazioni in flash. Date un’occhiata alle foto della serata sulla nostra pagina facebook!

Novità da Ad Store: la campagna più ballata dell’estate!

mercoledì, 29 giugno 2011

Questa che state leggendo è la nostra newsletter periodica,
con cui vogliamo tenervi aggiornati sulle nostre campagne
e sui nostri progetti di comunicazione.
In questo numero, vi parliamo della campagna inblu:
come trasformare un vecchio successo di Mina in un nuovo
tormentone estivo fra tv, web, spiagge e Fiat 500?
Scopritelo in questo video. E se non ci credete, collegatevi al
sito inbludance.com e guardate di cosa è capace una bella
idea creativa!

I vostri amici di Ad Store!

Campagna Testanera Taft, in co-marketing con Ducati

domenica, 3 aprile 2011

The Adstore Multimedia presenta il nuovo sito Jacuzzi.eu

lunedì, 8 novembre 2010

Il nuovo sito Jacuzzi rappresenta una sintesi perfetta tra stile e innovazione: mantiene una veste grafica di grande impatto emozionale, in linea con l’immagine del brand, e al contempo garantisce piena usabilità per gli utenti e leggibilità dei contenuti da parte dei motori di ricerca (Google in primis). Un progetto ambizioso a livello grafico e tecnologico realizzato dalla business unit web e new media dell’agenzia guidata da Natalia Borri che da più di un anno firma innovativi progetti di comunicazione multimediali.

Tra le nuove sezioni create il consumatore troverà un’area per la ricerca di prodotto che permette in pochi click di individuare la vasca ideale per le sue esigenze. Lo store locator con geolocalizzazione mostra il punto vendita più vicino alla località geografica.

L’alto livello di performance e user experience sono il risultato della tecnologia di sviluppo scelta da Ad Store Multimedia per questo progetto (Python + Ajax). “Lavorare con Jacuzzi – dichiara Marco Ceriani, a capo di Ad Store Multimedia – è entusiasmante e stimolante. Per l’azienda stiamo creando un nuovo mondo di emozioni, eleganza e stile che enfatizza quegli elementi distintivi che hanno fatto di Jacuzzi un simbolo direi quasi universale. Con la divisione Multimedia stiamo studiando soluzioni stilistiche e tecnologiche sempre più all’avanguardia e Jacuzzi ci ha dato modo di lavorare ad una sintesi perfetta tra questi elementi”.

Direttore creativo: Natalia Borri
Responsabile Ad Store Multimedia: Marco Ceriani
Direction & management: Matteo La Rosa
Art director: Andrea Lelli
Copywriter: Anastasia Brandi
Direzione tecnica: Federico Panciroli

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La Famiglia Tazza!

venerdì, 28 maggio 2010

La Famiglia Tazza, sitcom ideata e realizzata da The Ad Store Bari per la nuova campagna pubblicitaria di IME S.p.A., cliente del settore design e arredo, è sul web, sui principali social network ed ora fa parlare di sé anche su Repubblica.
Leggi il post di Roberto Zariello su  http://zarriello.blogautore.repubblica.it/ e scopri il caratteraccio di Santa, le ambizioni di Bianca e le abitudini di Clemente e Felice Tazza su www.lafamigliatazza.it

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The Ad Store Multimedia firma il sito di Jacuzzi

martedì, 13 aprile 2010

Jacuzzi

L’ultima notizia del giorno: The Ad Store Multimedia firma il sito dedicato e la campagna web Jacuzzi per il lancio di Sasha al Salone Internazionale del Mobile 2010.
Clicca sotto per accedere:

http://www.jacuzzi-sasha.eu/it/

http://www.domusweb.it/salonemilano2010/

Video Virale Workshop Parma

lunedì, 12 aprile 2010

Nuova comunicazione/ Alex Orlowski, “guru” del video virale: “I vecchi creativi? Buoni a fare spot belli e a darsi premi fra loro. Ma oggi per lanciare un brand bisogna conquistare dei fan, non dei clienti”

lunedì, 12 aprile 2010

orlowskiParma ospita il primo corso di video virale per il web. Lo organizza The Ad Store Italia insieme con il Comune di Parma e in collaborazione con Engioi, dal 9 all’11 aprile: un workshop per imparare a ideare e creare video virali, sotto la supervisione del pluripremiato Alessandro Orlowski, regista di videoclip e spot dal 1991 e vero “guru” europeo del video virale su internet.

“Seguo internet dagli albori di questo medium – spiega Orlowski ad Affaritaliani.it – e sono sempre stato interessato all’analisi del comportamento degli utenti di fronte a un video sul web. L’attenzione dello spettatore quando si trova davanti al computer è totalmente differente rispetto a quella che dedica alla tv. Osservando la relazione fra l’estetica del video e il comportamento degli utenti e nato questo workshop che è unico in Europa, focalizzandosi sui fattori che generano il desiderio di ritrasmettere un video attraverso le reti sociali. Un workshop nato in Spagna, dove vivo attualmente, e arrivato in Italia, a Parma, grazie ad Ad Store”.
E allora, che cosa fa sì che un video in Rete diventi “virale”, mentre altri restano nell’ombra?
“Ci sono moltissimi fattori, a seconda del target sociale degli stessi utilizzatori, che fanno ‘scattare la molla’ che genera il desiderio di condividere un video con altri navigatori, perché lo si trova interessante o divertente… Fra questi fattori, va analizzato ad esempio il tempo di attenzione su internet: quando siamo online abbiamo quasi sempre almeno due o tre pagine del browser aperte, magari la posta elettronica, Skype e il messenger ‘accesi’ e la nostra attenzione è catalizzata da numerosi elementi. Logico, quindi, che i primi tre secondi di un video”.

Tre secondi!
“Sì: un video può essere interessantissimo in sé, ma se nei primi tre secondi non c’è nulla che catturi l’attenzione quel video è finito. Altro punto saliente è il finale: verso la fine del video si deve generare il desiderio di passarlo ad altre persone. Il worskshop, quindi, analizza come si può utilizzare il video affinché abbia una distribuzione organica virale, ovvero si autopropaghi nel giro di pochi giorni, o pochi mesi, nel target che ci interessa”.

Qualunque target?
“Sì: come ha dimostrato recentemente Greenpeace, con il viral si possono veicolare messaggi ecologisti, mentre in politica Barack Obama ha fatto massiccio ricorso (con successo) a video virali per la sua campagna elettorale. Ma il viral può essere sfruttato anche per diffondere videoclip musicali: Mtv è morta”.

Addirittura.
“Certo. Ora ci sono piccole band che, diffondendo i loro videoclip su internet, ottengono 10-15 milioni di visioni e possono permettersi di regalare la loro musica in quanto, proprio grazie al web, riescono a portare spettatori paganti ai loro concerti. Ma i loro videoclip sono diversi da quelli in stile Lady Gaga che si vedono su Mtv: sono filmati accattivanti, che suscitano simpatia e quindi vengono diffusi all’interno di siti e blog. Fra i primi cito gli Ok Go, che hanno realizzato un filmato utilizzando in maniera creativa dei tapis roulant, diventato un videoclip virale: magari la musica non interessava, ma era divertente la situazione, tanto che gli utenti lo inviavano via email o lo segnalavano in Facebook, dando vita a una promozione spontanea”.

Quali sono gli elementi caratterizzanti della creatività per il viral rispetto a quella dei videoclip pubblicitari tradizionali?
“Innanzi tutto bisogna tenere conto che pubblicità tradizionale e viral a fini promozionali hanno tempistiche differenti: la prima può essere ‘accesa e spenta’ in qualunque momento, mentre è difficile sapere quando una campagna virale raggiungerà l’apice e quando esaurirà i suoi effetti. Ben difficilmente, ad esempio, si potrà pianificare il lancio di un nuovo telefonino con una campagna virale, perché magari questa produrrà i suoi effetti fra due anni, quando quel telefonino sarà fuori produzione. Anche se oggi è possibile almeno provare a controllare i tempi di propagazione di un video in Rete ricorrendo a tecniche di V-Seo (video search engine optimization, ndr) per pianificare il lancio di un prodotto. In ogni caso, il viral viene sfruttato in primo luogo per creare brand awareness, creando un’empatia con i consumatori”.

Come?
“Oggi i prodotti non si vendono più ma si creano dei fan. In questo, Apple ha precorso i tempi: la casa della mela non ha dei clienti, ha dei veri e propri fan affezionati. Esattamente ciò che oggi tutti cercano di ottenere: anche Microsoft, storica concorrrente di Apple, ha realizzato lo scorso anno una campagna virale in Germania per rilanciare la propria immagine fra i ragazzini e creare un’empatia con la marca”.

Qual è oggi l’approccio delle aziende italiane nei confronti della comunicazione virale?
“Pessimo. Siamo indietro di due anni rispetto alla Spagna e di tre anni rispetto agli Stati Uniti. E se teniamo conto che un anno, su internet, corrisponde a 15 anni ‘reali’…”

Un problema di cultura della comunicazione?
“No, in Italia il problema è il digital divide: da noi la penetrazione di internet è appena del 50%, contro il 72% della Spagna e l’84% della Norvegia. O anche solo al 60% circa della Lituania. Poi ci sono le barriere linguistiche: qui in Spagna (attualmente vivo a Barcellona) realizzo video virali che quasi sempre hanno grande successo in questo Paese ma anche in Argentina, Cile e persino in California e Florida, dove esiste una grande comunità ispanica, mentre l’italiano è una lingua ben poco internazionale. E infatti nel workshop spiego che, per realizzare un virale destinato al mercato internazionale, è meglio evitare di utilizzare qualunque lingua, perché questa comporterebbe dei pregiudizi e regionalizzerebbe il filmato. Non a caso vi sono molti video virali basati sugli animali: dal gatto che salta nella vasca da bagno al panda che si spaventa per uno starnuto di un suo simile. Anche se in questi casi si tratta di video dotati di una viralità casuale, che non è nata da una strategia delineata a tavolino”.

Parliamo invece di campagne virali pianificate in base a precise strategie: quali sono gli elementi creativi su cui puntare?
“Intanto bisogna precisare che, oggi, i creativi ‘tradizionali’ non sono preparati a cavalcare la viralità, impegnati come sono a fare video con una bella estetica, darsi pacche sulle spalle, distribuirsi premi nei festival che si organizzano fra loro (vedi Cannes) senza minimamente essere in grado di creare un’empatia con il pubblico. Sotto questo aspetto, i filmati pubblicitari degli anni ’70 erano più efficaci degli spot di oggi, soprattutto in Italia”.

Ah bene: e allora, chi sono i veri creativi dell’era digitale?
“I due ‘guru’, in questo momento, sono l’australiano David Droga e Alex Bogusky. Quest’ultimo è al vertice della Crispin Porter and Bogusky, secondo me l’agenzia più innovatrice al mondo in questo momento. Per intenderci, sono quelli che hanno ottenuto un grandissimo successo con la campagna virale per Burger King, che regalava un hamburger a chi cancellava dieci amici dal proprio profilo su Facebook”.
Parliamo anche di costi…
“I video virali costano poco, almeno rispetto agli spot tradizionali. Questi ultimi possono richiedere budget anche di 700-800mila euro solo per la realizzazione, cui vanno aggiunti tre milioni di euro per la pianificazione tv (in Italia, con una campagna da un milione ti si vede appena…). Una campagna video virale fatta molto bene, compreso il lavoro di propagazione, può arrivare a 200mila euro… Ma già con 100mila si può fare un ottimo lavoro, con tutte le garanzie di ottenere dei ritorni in breve tempo”.

http://www.affaritaliani.it/mediatech/viral090410.html