4° puntata “Come si dice” con Tommaso Borri

Puntata andata in onda stamattina su Rai1.

Non perdetevela!!

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3 Commenti a “4° puntata “Come si dice” con Tommaso Borri”

  1. Tommaso scrive:

    Scusate se vi secco ancóra; ma, dato che non m’è stato possibile, accidempoli, dir più di due parole (io speravo di dirne quattro!), ho pensato di copiare qui gli appunti che m’ero imparato (faccio sempre delle prove, prima, per riuscire a stare in 30-40 secondi per parola: cosa non facile).

    Di “millìlitro” ho potuto parlare.
    Aggiungo solo che l’errato “millilìtro” ho l’impressione si stia diffondendo.
    Forse c’entra il solito inglese? (In inglese, “millilitre” è in realtà accentato sulla prima sillaba, ma ha un accento più debole sulla penultima, e a un orecchio italiano dà senz’altro l’impressione d’essere accentato appunto sulla penultima, cioè sul terzo “-i-”.) È solo un’ipotesi, non saprei.

    “Codardìa”: accento sull’ “-i-”: http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=72452&r=397054.
    Per esempio, “È stata una codardìa”: cioè “una vigliaccheria, una viltà”.
    Questa parola contiene il comunissimo suffisso italiano “-ìa”, accentato sull’ “-i-”, di “pazzìa”, “follìa”, “allegrìa”, “infingardìa” (http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=48547&r=397050) e tante altre parole.
    Diverso è il caso di “misèria”, “matèria”, “supèrbia”, “invìdia” e molte altre parole venute dal latino, in cui, già in latino, la terminazione “-ia” era disaccentata.

    SEGUE

  2. Tommaso scrive:

    “Sudàn”: accento sull’ “-a-”: http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=18093&r=41077.
    I nomi di luogo, e specialmente quelli esotici, sono tante volte pronunciati un po’ a caso, purtroppo.
    E spesso si tende, oggi, ad accentare, nei nomi stranieri, l’inizio della parola, per influsso inglese.
    Ma nel caso del “Sudàn” l’accento sull’ “-a-” è quello dell’arabo, lingua ufficiale in Sudàn; e, anche, dell’inglese (altra lingua in uso in quel paese): chi dice “Sùdan”, quindi, è più realista del re, o più inglese degl’inglesi!

    SEGUE

  3. Tommaso scrive:

    Infine, “io valùto”, meglio che “và-”: http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=1636&r=124 (nel libro a stampa si dice molto di più).

    È vero che “vàluto” è diventato molto comune.

    Ma è anche vero, d’altra parte, che quest’accento sull’ “-a-” è del tutto ingiustificato e illogico: per persuadérsene (!), basta considerare che il verbo “valutare” è stato tratto dal sostantivo “valuta” (nel suo significato originario di “valore”); e tutti diciamo “la valùta”.
    (A sua volta, “la valùta” viene da “valùto” per “valso”, participio passato di “valere”: come “la venùta” da “venùto”, ecc.)

    È giusto, io credo, reagire a questa tendenza a ritrarre arbitrariamente l’accento. Sennò – parlando per paradossi – un giorno, chissà, potremmo finir col dire addirittura “io sàluto” per “salùto”! Non sarebbe, di per sé, meno assurdo di “io vàluto” per “valùto”.

    Molto meglio, dunque, “io valùto”.
    E così pure nei composti: “rivalùto”, “svalùto” (“La moneta si svalùta”, Totò – non è un letterato, ma diceva bene), “sopravvalùto” (e “supervalùto”), “sottovalùto”.

    Grazie a tutti!
    Un salùto.

    Tommaso

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