Come si dice?

Si dice o non si dice?

Zàffiro (à) o Zaffìro (ì) ?

Fatevi avanti!!

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2 Commenti a “Come si dice?”

  1. BRIAN scrive:

    Sembra che si possa dire in entrambi i modi: tuttavia ci tengo a precisare che sarebbe più corretto usare la forma greca, ossia Zaffìro (ì) e questo perché è più riconducibile ad una etimologia ellenica data la storia delle conquiste e gli intenti successivi a quelli di Alessandro Magno.
    Su wikipedia, tra l’altro viene indicata solo l’origine greca σάπφειρος oltre a quella ebraica. Su altri dizionari invece viene aggiunta anche quella latina (sapphirus).
    Resta comunque indiscutibile che si possa dirlo come si è “abituati” a pronunciarlo.

  2. Tommaso scrive:

    Sì, “zaffìro” (accento sull’ “-i-”) è senz’altro l’accentazione, perlomeno, migliore.

    Migliore, non solo e non tanto perché continua l’accento del latino “sapphirus” (letto [saffìrus]: in genere, i grecismi son passati alla nostra lingua non direttamente ma attraverso la mediazione del latino, e questo non fa eccezione); migliore soprattutto perché è da sempre nell’uso italiano.

    La voce del “DOP”, http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=72&r=1522, ricostruisce brevemente la storia della parola: una parola che è in uso fin dalle origini della lingua italiana, e che i nostri poeti hanno sempre, tutti senza eccezione, accentato sull’ “-i-”, alla latina (fin dal famoso verso di Dante che cito anche nel video); ma che s’è anche diffusa in ambienti commerciali (i “gioiellieri” di cui parlava nel 1681 il Baldinucci – mi riferisco sempre alla voce del “DOP”).
    Ora, la pronuncia sdrucciola “zàffiro” (accento sull’ “-a-”) è nata appunto – per testimonianza anche del Baldinucci – in questi ambienti.

    Dunque, è vero che, in teoria, lo sdrucciolo (“zàf-”) si potrebbe giustificare con l’accento greco (σάπφειρος / “sàppheiros”, letto [sàffeiros]). Ma solo in teoria.
    Perché, appunto, quella pronuncia sdrucciola nacque in ambienti meno cólti (di commercianti, ecc.), nei quali il greco non era certo conosciuto.
    Si spiegherà perciò forse con la falsa analogia di “zèf(f)iro” (il vento primaverile di ponente: http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=392&r=7671), e certamente col più volte deprecato fascino dello sdrucciolo: cioè con l’idea che le parole sdrucciole siano più raffinate.

    Il caso è analogo, per certi aspetti, a quello di “guaìna”: i letterati han sempre detto “guaìna” (latino “vagìna”), e “sguaìno” ecc.; ma, diffusasi poi la parola in “ambienti manifatturieri” (“DOP”) e commerciali, il fascino dello sdrucciolo ha partorito l’ingiustificato, ma purtroppo diffuso, “guàina” (e “sguàino” ecc.): http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=54446&r=1755.

    Spero di non essere stato troppo confuso.

    Scusatemi ancóra per il ritardo con cui intervengo, e per la lungagnata.

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