“AMERICA INSORTA” (1800) di Pablo Neruda

La nostra terra, ampia terra, solitudini,
s’affollò di rumori, braccia, bocche.
Una taciuta sillaba bruciava,
componendo la rosa clandestina,
finché tremarono le praterie
coperte di metalli e di galoppi

Dura fu la realtà come un aratro.

Ruppe la terrà, stabilì l’impegno,
tuffò le sue propagande germinali,
nacque nella segreta primavera.
Fu ammutolito il suo fiore, respinta
la sua unione di luce, combattuto
il suo lievito collettivo
e il suo bacio alle bandiere nascoste,
ma essa si levò, travolse i muri,
e rimosse le prigioni dal suolo.

Il popolo oscuro fu il suo calice,
accolse la sostanza tormentata,
la propagò ai confini dei mari,
la pestò entro indomabili mortai.
Essa uscì con le pagine sferzate
e con la primavera sulla strada.
Ora di mezzodì, ora di ieri,
ora d’oggi di nuovo, ora attesa
tra il minuto morto e quello che spunta,
nella spinosa età della menzogna.

Patria, tu nascesti dai taglialegna,
da figli imbattezzati, da falegnami,
da quanti diedero, come un uccello
strano, una goccia di sangue alato,
e oggi rinascerai aspramente
da dove il traditore e il carceriere
ti credono per sempre sprofondata.

Come allora nascerai dal popolo.

Dal carbone uscirai, dalla rugiada.
Oggi verrai a bussare alle porte
con mani maltrattate, con frammenti
d’anima superstite, con grappoli
di sguardi che la morte non ha spento,
con attrezzi di rivolta, nascosti
come armi sotto gli stracci.

postato da Claudio Rojas

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Un Commento a ““AMERICA INSORTA” (1800) di Pablo Neruda”

  1. adstore scrive:

    Molto patriotica..molto Claudio Rojas!!
    ^_^

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