Archivio di dicembre 2009

La comunicazione non è tutto. Ma tutto può essere comunicazione.

mercoledì, 16 dicembre 2009

Cane o gatto? Bella lotta! Vince Fido perché è più utile

venerdì, 11 dicembre 2009

Lo studio pubblicato sulla rivista New Scientist. Undici categorie, due contendenti. Delusione per i fan di Felix, ma è solo una classifica provvisoria

<b>Cane o gatto? Bella lotta<br/>Vince Fido perché è più utile</b>

DA SEMPRE, il mondo è diviso tra fan dei cani e fan dei gatti: una scelta che è molto più di una semplice affermazione di preferenza. Dietro la militanza nell’una o nell’altra fazione si nascondono, infatti, vere e proprie filosofie di vita, modi di essere e di vedere se stessi e gli altri. Anche per questo, il senso comune porterebbe molti di noi a respingere qualsiasi tentativo di stabilire un vincitore tra Fido e Felix. Semplicemente, dipende dal cane, dal gatto e soprattutto dal padrone.

Eppure, diversi esperimenti sono stati fatti per misurare le capacità dell’uno o dell’altro, nell’obiettivo, spesso indiretto, di stabilire un primo in classifica. A tirare le fila di anni e anni di ricerche è stata la rivista britannica New Scientist, che ha deciso di “raccogliere la sfida” e provare a dare un valore scientifico alla presunta contesa. Con un risultato che non può che lasciare l’amaro in bocca ad una delle due parti: in questo caso i “gattari”, sconfitti per un pelo con un punteggio di 5 a 6. Ma vediamo come si è arrivati a questo risultato, che incorona i cani come “animali domestici superiori”.

Testa a testa. L’analisi di New Scientist mette a confronto cani e gatti in undici categorie: cervello, storia condivisa, legami, popolarità, comprensione, probem solving, trattabilità, capacità vocali, sviluppo sensoriale, impatto ambientale e utilità. Dopo un avvincente testa a testa, sono proprio i cani a guadagnare la medaglia d’oro, posizionandosi al primo posto in sei categorie su undici.

Cervello. Con un peso medio di 64 grammi, il cervello dei cani è più grande rispetto a quello dei loro “rivali”, la cui materia grigia pesa in media solo 25 grammi. Tuttavia, se si considera la massa cerebrale come percentuale della massa corporea, la valutazione cambia, assegnando il primato ai felini. In questo caso, a far pendere l’ago della bilancia è un dato anatomico, vale a dire il numero di neuroni che affollano la corteccia cerebrale. Il risultato è schiacciante: 300 milioni di neuroni a favore dei gatti, contro i 160 milioni dei cani. Uno a zero per Felix.

Storia condivisa. Il cane, si sa, è amico dell’uomo da migliaia di anni. Secondo alcuni studi realizzati dall’Università della California, il primo evento di addomesticazione risale ad almeno 50.000 anni fa. Anche i gatti hanno una lunga storia di contatti con gli esseri umani, come dimostra il ritrovamento di diversi reperti nell’antico Egitto e a Cipro. Su questo punto, però, sembra non esserci storia: i cani sono da più tempo nel cuore degli uomini, fosse anche inizialmente come animali da allevamento. Uno pari e palla al centro.

Legami. Ad aggiudicarsi questo punto è, ancora una volta, Fido, che secondo gli scienziati ha una relazione con il proprio padrone simile a quella tra madre e figlio. Qualsiasi amante dei gatti, d’altronde, non avrebbe problemi ad ammettere l’indipendenza del proprio beniamino, che anzi può essere considerata un pregio piuttosto che una carenza d’affetto. I cani, dal canto loro, hanno una tendenza spontanea all’affiliazione, che nel corso del tempo si è trasformata in una maggiore propensione ad essere addomesticati. Fido di nuovo in vantaggio: 2 a 1.

Popolarità. Secondo i ricercatori consultati da New Scientist, il miglior modo per stabilire l’indice di gradimento dei due animali è considerare la loro diffusione nelle case di tutto il mondo. Il primato, allora, spetta ai gatti. Nei dieci paesi a maggioranza felina, infatti, i gatti sono oltre 204 milioni, mentre nei corrispettivi a maggioranza canina, si contano meno di 173 milioni di cani. Parità ristabilita, dunque, ma ancora per poco.

Comprensione, problem solving e trattabilità. Per quanto riguarda la capacità di capire gli esseri umani, i più bravi sembrano essere i cani. Partendo da casi illustri, come quello del border collie Rico, capace di comprendere il significato di oltre 200 parole, gli autori della ricerca assegnano il punto ai cani sulla base di una lunga serie di esperimenti. Tuttavia, avvertono, la maggiore predisposizione di Fido a comprendere azioni e intenzioni del proprio padrone potrebbe essere dovuta alla natura più “filiale” del rapporto, piuttosto che ad abilità logiche maggiormente sviluppate. Questo li renderebbe anche più socievoli e inclini alla pedagogia: un aspetto che ai gatti proprio non va giù, facendoli perdere anche sul versante “trattabilità”. Lo stesso discorso vale anche per la capacità di risolvere problemi di natura logica (problem solving), più acuta nei cani forse solo perché più attenti ad osservare gli indizi preparati per loro dagli esseri umani. Resta il fatto che siamo a tre punti in più per Fido: 5 a 2, inizia l’ascesa del cane.

Vocalizzi e super-sensi. Su questo, i gatti sono imbattibili. Sebbene i cani godano di una maggiore flessibilità vocale, i felini sono in grado di modulare i loro vocalizzi su una gamma di suoni molto più ampia. Addirittura, sarebbero capaci di utilizzare “la voce” ad un livello subliminale, proprio come fanno i bambini quando variano l’intensità del pianto in base all’urgenza del capriccio. Per quanto riguarda i sensi, i gatti superano i cani sia (a sorpresa) nell’olfatto, sia (prevedibilmente) nella vista e nell’udito: 5 a 4, Felix non si arrende.

Impatto ambientale. I gatti amano la natura, si sa, ma i cani non sono da meno. La differenza, su questo, è data dai consumi. L’impatto ecologico di un cane è molto maggiore rispetto a quello di un gatto. Basti pensare, ricorda New Scientist, che la superficie di terra necessaria per nutrire un cane di medie dimensioni per circa un anno è di 0,84 ettari; 0,28 nel caso di un chihuahua. I gatti, invece, si accontentano di 0,15 ettari all’anno. Per questo meritano un punto in più: di nuovo 5 pari.

Utilità. E’ qui che casca il gatto. Secondo gli autori, infatti, il cane è molto più “utile” rispetto al gatto: è in grado di cacciare, fare la guardia, guidare un cieco, correre per sport e persino scovare bombe, droga e feci di balena. Per molti padroni, inoltre, la passeggiata quotidiana rappresenta pressoché l’unica occasione per muoversi un po’, introducendo una sana abitudine in vite altrimenti sedentarie. I gatti, dal canto loro, sono utilissimi in caso di ospiti indesiderati, come topi e insetti vari. Per non parlare, poi, del loro ruolo di soffici antistress. Per questa volta, però, il premio è assegnato: largo alle critiche, ma è Fido il vincitore.

Power to the poster

lunedì, 7 dicembre 2009

Da internazionale.it

Un gruppo di grafici che fanno capo ad Adbusters, la rivista canadese di mediattivismo, ha lanciato una campagna di “democratizzazione del design” chiamata Power to the poster. L’idea è quella di liberare l’immaginario collettivo dagli stereotipi di cui è ricco e lanciare delle campagne di comunicazione per sostenere le grandi cause come i diritti umani e la difesa dell’ambiente. Il tutto attraverso un design gratuito e libero dall’idea di profitto. Sul sito della campagna è possibile scaricare gratuitamente decine di poster, pronti per essere stampati e attaccati sui muri, in casa o nelle strade.

Ci facciamo (una fabbrica) di birra?

lunedì, 7 dicembre 2009

Un articolo di Wired sull’iniziativa di Ad Store NY di salvare una storica birreria dalla chiusura.

Se vai negli States e decidi di farti una birra, molto probabilmente finirai per stappare una Pabst, uno dei marchi di bionda più antichi e diffusi oltreoceano. Ma questa birreria fondata a Milwaukee nel 1844 e al terzo posto per vendite ancora nel 2008 potrebbe chiudere i battenti l’anno prossimo se non andrà a buon fine la più grande operazione di crowsourcing mai tentata finora: roba da 300milioni di dollari.

Già, perché la proprietà della Pabst, ovvero la californiana S&P Company, dopo la morte del suo fondatore Paul Kalmanovitz ha acquisito lo status di impresa non-profit. Una condizione che non è piaciuta all’IRS, il fisco americano, che ha intimato di vendere le azioni della Pabst pena la revoca dello status fiscale privilegiato e un inevitabile tracollo finanziario. Peccato che per rinfrescarsi l’ugola con questa storica birra a stelle e strisce ci vogliano appunto 300miloni di dollari, una cifra che nessuno in questo momento pare voglia mettere sul bancone, ed è a questo punto che entra in scena l’idea del crowdsourcing.

A tirare le fila ci sono due grosse e importanti agenzie di comunicazione, la californiana Forza Migliozzi e la newyorkese ADStore che hanno deciso di lanciare la piattaforma di raccolta fondi BuyaBeerCompany (Comprati Una Fabbrica di Birra): le quote di partecipazione vanno da 5 dollari (Bottle Membership, ovvero una birretta) a 250mila dollari (The BrewMeister, mastro birraio) e tutto funziona con una promessa di pagamento. Non è infatti richiesto l’invio di denaro, ma solo la promessa di scucirlo nel momento in cui il countdown dovesse raggiungere la cifra necessaria per poter fare la proposta d’acquisto. Se invece la cifra non sarà raggiunta, il progetto decadrà, nel più classico meccanismo di crowdsourcing, e nessuno avrà tirato fuori un centesimo.

Riuscirà la forza della Rete a offrire la più costosa media chiara della storia?

I colpi di mano delle Popstar

venerdì, 4 dicembre 2009

E’ proprio vero che le star non riescono a stare con le mani in mano, in tutti i sensi.

Proprio pochi giorni fa è stato arrestato Ron Wood, il chitarrista 62enne dei “Rolling Stones“, con l’accusa di aver aggredito la sua compagna Ekaterina Ivanova, di 21 anni.

La vicenda è avvenuta in Inghilterra e sembra sia tutto partito da una lite domestica.

La rockstar è stata, comunque, rilasciata su cauzione e dovrà aspettare gennaio per ulteriori inchieste.

Non è la prima volta che un membro dei “Rolling Stones” viene arrestato, ma l’episodio ha suscitato particolare scalpore per il fatto che a luglio Ron aveva lasciato la moglie Jo, di 54 anni, per la bella cameriera di trent’anni più giovane, salvo poi, a quanto pare, dimostrarle il suo amore in modo un po’ troppo violento.

Del resto, sembra ormai che non si possa essere una popstar senzaaver sferrato qualche sonoro schiaffo.

Chris Brown è ormai conosciuto più per la sua aggressione aidanni dell’allora fidanzata Rihanna che per i suoi successi musicali.

Del resto, la faccia della giovane cantante che circolava su internet il giorno dopo l’aggressione è difficilmente dimenticabile.

E che dire delle aggressioni ai fastidiosi paparazzi?

La cantante islandese – e all’apparenza innocua - Bjork ha aggredito un fotografo all’aeroporto di Auckland in seguito a degli scatti non consentiti.

Tom Kaulitz, chitarrista dei “Tokio Hotel”, ha addiritturaschiaffeggiato una fan troppo insistente, che a causa delle scarse attenzioni della popstar, ha deciso di farsi notare spegnendo unasigaretta sull’auto di Tom, che ha dato in escandescenza.

Amy Winehouse batte però tutti con la sua aggressione fuori da un locale a due passanti – uno dei quali le aveva persino chiamato un taxi per farla tornare a casa – con la sola giustificazione di essere completamente ubriaca.

Ma non erano passati i tempi delle rockstar violente e sprezzantidelle regole?

Articolo di Grazia Cicciotti

Scritto ven, 4 dic 2009 10:59 CET da Cicciotti su www.funweek.it

Manicure & altro

giovedì, 3 dicembre 2009
Trim

Trim

Tanto tempo fa, una nota marca d’intimo low-cost dalla quale mi rifornisco abitualmente mi fece dono di un simpatico gadget: un kit da manicure, un simpatico astuccino nero chiusura a zip contenente i ferri del mestiere. Trim grande e piccolo, solleva pellicine, etc. Con gelosia e orgoglio lo custodivo nella mia cassettiera, sancta santorum di tutti gli amenìcoli indispensabili e invidiata dai più, che con devota ammirazione si accostano ad essa alla ricerca dell’orpello.
Capita a volta che l’abbaiare dei cani sia lontano, lasciando incustodita ai briganti e tombaroli tale cassettiera. Sciacalli che noncuranti delle fatiche altrui, furtivamente aprono, prendono, spostano, rovinano… e fu così che il kit manicure sparì.
Fortuna vuole che ne abbia uno di riserva, essendo un consumatore abituale di mutande, tuttavia avevo celato al suo interno una chiave Torx-6 per non perderla, mi ritrovo ora senza suddetta chiave indispensabile.
Chiedo quindi al malfattore di rendermi almeno la chiave, e spero che la mia maledizione lo perseguiti facendogli crescere le unghie a dismisura e che passi i suoi giorni tagliandosele in continuazione maledicendosi per l’incauto gesto.

Have a Cow Relaxation, Canned

mercoledì, 2 dicembre 2009

You look well rested today.
Slow Cow
Congratulations, because you’re going to need all the rest you can get. Ahead of you lies a month of tinsel-strewn parties, spiked eggnog and dangerously low-flying champagne corks.

To make it through the holiday season, the old you might opt for a Red Bull and ride the caffeine-and-sugar train straight into the New Year. But a brand-new decade calls for a new kind of beverage. One that keeps you on your game, mellow, focused…

In short, the anti-Red Bull.

Introducing Slow Cow, a Canadian relaxation beverage designed to maintain your good cheer this season, now accepting orders online.

Imagine, for a moment, the calming effects of a few well-placed acupuncture needles or a visit to Chinatown’s finest reflexologist, bottled and made portable for your next run-in with a rogue elf, overzealous shopper or anyone at your office holiday party.

Of course, the liquid-candy taste, slim can and not-so-subtle name are a direct, full-on assault on the other cattle-based soft drink. Which makes perfect sense: Slow Cow is more Zen-mountain-retreat than vodka-and-glow sticks, with herbal, concentration-boosting, tea-derived supplements (L-Theanine), and nerve-calming, grandmother-approved plant life (chamomile). So you can drink a can to harness your chi before braving the masses at a retail store.

Or should you happen to find yourself neck-deep in tourists at Rockefeller Center.

At which point, you may want to switch back to spiked eggnog.

Read more: http://www.urbandaddy.com/nyc/food/8052/

Slow_Cow_Relaxation_Canned_New_York_City_NYC_Product#ixzz0YWN0SpPw